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E' mancata la ciliegina, resta la torta

Condividi questo articolo su Facebook Scritto da ragioniere il 16/06/2010

E' mancata solo la ciliegina, alle finali nazionali di serie B del Genova Hockey 1980. Resta la torta. E che torta!

La squadra, esperimento-laboratorio voluto e progettato dall'eclettico duo Ferrero-Franza fin dall'inverno 2008/2009 (l'affiliazione è di febbraio 2009), ha cambiato forma strada facendo, e nessuno poteva immaginare, a inizio stagione, che la squadra, affidata alla guida tecnica di Toni "Armando" Grioli, con l'inedito mix di giovanissimi, esperti e reduci da infortuni, sarebbe riuscita a centrare l'obiettivo che mancava dal 2003: quello della finale nazionale di B.

Un "miracolo" tutt'ora difficile da spiegare, e che crediamo sia irripetibile. In una stagione nata con una rosa di 22 giocatori, in cui ci si è accorti subito che i numeri reali erano ben altri (due partite sono state giocate in 10 giocatori; agli allenamenti non hanno mai partecipato più di 7-8 persone), sono stati individuati subito gli obiettivi importanti: concentrare ogni sforzo sulle partite decisive, e solo su quelle.

A indoor il miracolo è stato sfiorato: la squadra, affidata a Riva, ha sfiorato il passaggio del turno, dopo aver sconfitto Liguria e Cus Genova, ed è arrivata a un solo punto dalla qualificazione. A prato, miracolo pieno, grazie al pareggio di Torino, alla vittoria storica di Bra, al pareggio di ritorno contro la Benevenuta. La stagione era già trionfale alla vigilia dello spareggio del 16 maggio, quando Bertone e soci hanno saputo superare il Liguria per 1-0, al termine di una battaglia epica, e conquistarsi le finali che, sotto altre insegne, sono vanamente inseguite da sette anni.

Finali con tre sconfitte, almeno due delle quali annunciate. Vediamole.

Le partite

Genova Hockey 1980 - ASHP Città del Tricolore 0-2

Venerdì, ore 16: gran caldo. Contro la squadra che sarà promossa in A/2, i biancorossi perdono per 2-0 con due gol su corto, uno per tempo, dello specialista Sitera. Ne avevamo segnalato la pericolosità prima delle finali. Da parte dei genovesi non una delle loro migliori partite: forse un pizzico di emozione da parte dei più giovani. Ma una discreta partita di contenimento, con un paio di occasioni per Coltelli, non concretizzate.

Genova Hockey 1980 - S. Pietro Clarenza 0-1

Sabato, ore 16: un po' meno caldo. Si poteva vincere, quindi bisognava farlo. Sarebbe stata la ciliegina sulla torta. La ciliegina è mancata per "colpa" soltanto dell'imprecisione sottoporta di Zerbino (1° minuto di gioco), Vitiello (24°), Ferrari (27°), Zerbino (34°), Vitiello (43°), Coltelli (45°), Vitiello (54°), Rainone (58°), Coltelli (65°). Male anche i corti. Il gol-beffa è arrivato a tre minuti dalla fine, su un corto per i siciliani, con una pallina saltellante e beffarda che né Bertone né Ascione sono riusciti a intercettare. Peccato.

Genova Hockey 1980 - HC Olimpia TSS 0-6

Domenica, ore 11: la giornata più calda, gradi 36. Franza e soci, contro l'Olimpia che viene dalla A/2, non ne hanno davvero più. Grioli fa giocare tutti, tranne capitan Bertone (lo sostituisce Zero). I biancorossi subiscono sei gol, tre per tempo, uno su corto e cinque su azione.

Queste, in estrema sintesi, le tre partite delle finali di Roma. L'Olimpia, secondo noi la squadra più forte, ha perso sabato contro il Città del Tricolore (1-2), un risultato che fa retrocedere i pugliesi e promuove gli emiliani. A cui vanno le nostre congratulazioni e i nostri auguri.

La cornice

Ci rechiamo a Roma, gasati per la qualificazione inaspettatamente ottenuta, con la rosa quasi al completo. Siamo in 18, compresi Grioli e Kolp che non giocheranno mai per problemi fisici. Restano a casa solo Scopesi e De Paoli. Ci accompagnano Frengo, i fratelli Karamazov, alcuni familiari.
Si parte venerdì di buon mattino, con tre pulmini. Il pulmino rock (guida: Ragio; colonna sonora: dream theater, rush, opeth, pfm, blur, queen, elio) con i giovani del gruppo: Simo, Taz, Push, Luchino, Spk e Bello. A seguire il pulmino pop (guida: Yoghi; colonna sonora: gigi d'alessio, village people) con i veterani: Armando, Roby, Puzzola, Fiore, e poi Claudio, Ivan e Marco. Infine il pulmino anni sessanta (guida: Frengo; colonna sonora: isoradio) con Diego e gli accompagnatori: i fratelli Karamazov, la famiglia Cervetto.

Più che una finale, sembra una festa. E dopo la prima partita, ci concediamo il lusso di festeggiare (d'altronde, mica siamo qui per vincere: siamo qui perché abbiamo già vinto!) con una torta personalizzata, con addiritura il disegno del nostro logo. Buona la torta (al cioccolato, con panna) e grazie alla pasticcera (Mariangela). La serata è libera (il giorno dopo giochiamo nel pomeriggio). C'è chi la passa in camera, a giocare alla Playstation, chi al bar, chi a Trastevere.

Sabato mattina facciamo i turisti: ci rechiamo a Villa Borghese, con storica foto nella terrazza del Pincio, e poi discendiamo verso piazza di Spagna, fontana di Trevi e Quirinale. Durante il percorso facciamo la nostra consueta parentesi culturale, e interroghiamo i giovani su ciò che incrociamo. Scopriamo così di imbatterci nella scalinata di "Trinità dei mille" (dei monti), di vedere nello sfondo "un palazzo bianco" (l'altare della Patria!). Per quieto vivere, vi risparmiamo il resto.

Ma è una finale nazionale: e domenica, prima dell'ultima partita, eseguono l'inno di Mameli. I nostri, emozionati, quasi tutti, cantano; promossi Frengo e Ivan (mano sul cuore), rimandati Bello e Taz, che si stringono "a corte" invece di farlo "a coorte" (consultare wikipedia per scoprire la differenza); bocciato Claudio, indisciplinato durante l'esecuzione (vedere il video del mese).

Domenica pomeriggio, durante il viaggio di ritorno che non ci risparmia le solite code d'ordinanza, proviamo a ripensare a ciò che è stato, su cui si potrebbe scrivere un libro, o girare un film. Ripensiamo alla vicinanza di tanti amici, che ci hanno riempito i cellulari di graditissimi messaggi; alcuni, sorprendenti. L'aggiornamento in quasi tempo reale del sito ha consentito a tutti gli altri di informarsi senza la necessità di un SMS.

A fine viaggio ci hanno chiesto se quello che abbiamo fatto lo consideriamo come uno schiaffo dato a qualcuno. Figuriamoci. E' tutto il contrario: una soddisfazione personale. Abbiamo dimostrato quello che predichiamo da un paio d'anni, ossia che si possono fare le cose in modo diverso: e facendolo, anche con meno, si può ottenere di più. I meriti di tutto questo? Sono nella squadra dei miracoli.

La squadra dei miracoli

La squadra dei miracoli è, come tutte le grandi opere dei migliori artisti, un amalgama unico di ingredienti diversi. Difficile da spiegare e impossibile da imitare. E, crediamo, ripetere.

C'è il presidente Ferrero, che forse aveva un'idea diversa nel febbraio 2009: a settembre ha affidato la squadra a Grioli e Franza, a cui ha lasciato ogni spazio e piena libertà. Ripagata dai risultati.

C'è il fac-totum Franza: vice-presidente, dirigente, allenatore di riserva quando Grioli e Riva erano indisponibili, giocatore. Forse ha fatto troppo, di sicuro non si è risparmiato nonostante il progetto Genova 80 non fosse quello che aveva immaginato quando è stato concepito.

C'è l'allenatore Grioli: vuole lavorare con i giovani, ne ha avuti un gruppetto che ha contribuito a crescere e migliorare. Se torneranno alla base migliorati, o se sapranno addirittura conquistarsi i colori azzurri, il merito è, molto, di Grioli come allenatore, e del Genova 80 che ha dato loro la possibilità di giocare da titolari in una prima squadra.

C'è il capitano Bertone: una grande lezione a tutti, lo scorso settembre, di altruismo e disponibilità. Capitano dentro e fuori dal campo, si è messo a disposizione della squadra. Ha giocato più da uomo di movimento che da portiere, ha accettato tutto, non ha mai creato problemi, ha spesso lavorato per risolverli.

I portieri di riserva, Zero e Scopesi: Zero è quello che, in porta, ha giocato più di tutti nel corso della stagione; Scopesi, terzo portiere solo per età anagrafica, ma non certo per capacità tecniche individuali, ha giocato poco ma è una risorsa importante per i colori biancorossi.

Ci sono i veterani: Ascione, 47 primavere, che aveva appeso il bastone al chiodo dopo le finali di Trieste del 2003 e che è stato tra i protagonisti delle finali di Roma del 2010. La difesa ha cominciato a girare come un orologio da quando è arrivato lui. Il migliore, un esempio per tutti. Riva, suo coetaneo, è rifiorito: tonificato nel fisico, ha dato un grande apporto durante tutto l'anno. Indoor compreso. Cervetto e Vitiello, fondamentali tutto l'anno, in tecnica, grinta, simpatia e disponibilità.

Ci sono i reduci: Rainone, poco allenato, ha dato il suo contributo soprattutto nelle partite decisive; i rientranti Ferrari e Molecca, tra i titolari inamovibili di questa squadra; Galvagno, che ha potuto recuperare con tranquillità dal suo infortunio ed è entrato nel gruppo a tutti gli effetti negli ultimi due mesi. Infine Riccobene, unitosi nel gruppo a metà ottobre, hockeista di ritorno: con grande impegno ha dato un aiuto fondamentale alla squadra e a se stesso.

E poi ci sono i giovani: Bellone, Coltelli, Kolp, Marmorato, Zerbino. Giovani che sono cresciuti e che, a fine stagione, si sono detti tutti entusiasti di questa fantastica avventura chiamata Genova 80, che ha permesso loro di provare un'esperienza diversa, e di giocare da titolari in una prima squadra. Anche se non sempre se lo sono meritati. Chi di sicuro se lo è meritato è Bellone: il migliore dei cinque per impegno (quasi 120 presenze) e miglioramenti da settembre. Zerbino: sta partecipando alle selezioni under 16, è lì grazie al suo impegno e a una stagione da titolare in serie B. Kolp: quest'anno è stato un po' meno pigro, ma un po' più sfortunato: l'infortunio in amichevole gli ha privato la gioia di giocare lo spareggio e la finale. Ma a Roma c'è anche lui, perché la finale di Roma è anche un po' sua. Marmorato e Coltelli: insufficiente il loro impegno settimanale, ma importanti miglioramenti anche da parte loro soprattutto in grinta, determinazione e convinzione dei propri mezzi.

E adesso? Quale sarà il futuro della squadra dei miracoli?

Il futuro

L'epopea del Genova 80 finisce qui: nel momento in cui scriviamo, non sappiamo se ci sarà un futuro per il Genova Hockey 1980 e, nell'eventualità che ci sia una continuazione, come sarà questo futuro. Sappiamo che, in ogni caso, sarà diverso. L'euforia del miracolo, e della finale, non deve far dimenticare i momenti bui, gli allenamenti con cinque giocatori, le partite con dieci. La rosa avrebbe bisogno di almeno tre giocatori affidabili in più, ma come si fa? Anche l'under 21 del Cus Genova va rinforzata numericamente, e alcuni giocatori (in prestito) è possibile che siano richiamati. Vedremo; nell'attesa di capire come quadrare il cerchio, diamo la parola ad alcuni dei protagonisti: i più giovani.

Zerbino: "Penso di aver fatto una buonissima stagione. Giocare in serie B mi ha aiutato molto, perché mi ha dato più esperienza. Abbiamo fatto il meglio che potessimo fare, dato che ci avevano valutato come riserve. Al Genova 80 forse è mancata soltanto un pizzico di unità tra i due gruppi principali che la formavano, quello dei giovani e quello dei veterani, con Franza a fare da tramite. Il prossimo anno? Non so, vedremo cosa sceglieranno i dirigenti. A me va bene tutto."

Bellone: "Per me è stata una stagione super. Non ho mai fatto più di 100 presenze in tutti questi anni. Questa squadra mi ha invogliato a giocare, soprattutto da quando ho giocato a centrocampo. Il prossimo anno? Voglio ripetere questa stagione, con un passo in più, magari andare in A/2!"

Marmorato: "All'inizio mi sono allenato molto, poi con il finire della scuole ho un po' calato le presenze. All'inizio il passaggio al Genova 80 è stato una mazzata, perché pensavo di essere valutato zero. Però ora come ora vorrei continuare a giocare qui. Mi è piaciuta questa stagione, e vorrei ripeterne altre."

Molecca: "A inizio stagione ero molto perplesso su questa avventura: c'era il problema di riformare un gruppo, fare amicizie, trovare il feeling. Adesso posso dire di aver trovato molto affiatamento, e mi trovo bene, anche grazie a Toni. Per il prossimo anno, sarà una scelta molto ardua. Da un lato vorrei rimanere, dall'altro ci sarebbe il mio ultimo anno con l'under 21. Spero che i dirigenti mi aiutino ad affrontare questa difficile scelta."

Kolp: "E' stata una stagione molto positiva! Dall'inizio sono partito titolare, cosa che non avrei potuto fare nel Cus. Per il prossimo anno? Non ho dubbi: vorrei restare nel Genova 80!"

Galvagno: "Il Genova 80 mi ha dato l'opportunità di recuperare dal mio infiortunio al ginocchio. Sono ancora al 70%. A settembre potrei tornare al Cus, ed essere accettato per quello che posso dare, ed essere al 100% nel corso della stagione. Oppure potrei proseguire il recupero nel Genova 80: sarebbe meno stressante psicologicamente e fisicamente, e avrei anche più possibilità di giocare. Anche per me non è facile: al Cus potrei recuperare già da novembre ed essere utile a Franco."

Una sola cosa è sicura: il futuro, non è scritto. Quello che abbiamo fatto, e forse non ne siamo ancora del tutto consapevoli, è stato scrivere un pizzico di storia.




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Commenti a questo articolo:
nonostante tutto non perdi il vizio, solo parole, parole, (a volte offensive), ma fatti un esame di coscienza, i complimenti vanno fatto non a Te ma a quelli che ancora Ti sopportano

Scritto da presente il 16/06/2010 08:06
rinuncio a capire il commento precedente.

Scritto da non presente ma attonito il 16/06/2010 19:33
Forse é uno di quelli che non potranno mai dire " Io c'ero"

Scritto da libero il 16/06/2010 23:01
sei tanto presente quanto " PIRLA " se vuoi criticare almeno firmati...

Scritto da Medox il 16/06/2010 23:37
presente, sei l'ultimo degli ultimi!

Scritto da vero presente il 17/06/2010 20:57
tu presente......... sei senza palle........che coniglio!!!!!!!!!!!!!!!!

Scritto da pelato il 18/06/2010 21:38
Ho l'impressione che la schedatura di Hockeylove abbia convogliato qui sopra gli idioti

Scritto da frengo il 19/06/2010 08:31




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